La fame vien leggendo: un dolce che si "smargina" per Elena Ferrante




Usò proprio smarginare. Fu in quell'occasione che ricorse per la prima volta a quel verbo, si affannò a esplicitarne il senso, voleva che capissi bene cos'era la smarginatura e quanto l'atterriva. Mi strinse ancora più forte la mano, annaspando. Disse che i contorni di cose e persone erano delicati, che si spezzavano come il filo del cotone. Mormorò che per lei era così da sempre, una cosa si smarginava e pioveva sull'altra, era tutto uno sciogliersi di materie eterogenee, un confondersi e un rimescolarsi.
(Storia della bambina perduta, Elena Ferrante)

Credo che Elena Ferrante e la sua quadrilogia, L'amica geniale, non necessitino di presentazioni: ormai il suo successo ha attraversato l'oceano e raggiunto gli Stati Uniti d'America, dove ha incontrato un pubblico e una critica entusiasti.
Ho iniziato a leggere il primo dei quattro volumi, lo scorso ottobre, per poi continuare tutta la serie, nel corso dei mesi, alternandone la lettura ad altri libri, fino al quarto, terminato pochi giorni fa: quando ho chiuso il volume, il mio unico pensiero è stato "wow!". Banale, decisamente banale, la mia esclamazione, ma sono rimasta talmente incantata dalla storia, dalla scrittura, da tutto, al punto che non sono riuscita ad esternare un'opinione più articolata, più profonda. Avevo però già in mente di soffermarmi in seguito, riflettere sulle tematiche e sulle emozioni, attraverso quella mia consueta pratica che mi permette di raccontare ciò che provo, anche leggendo: la cucina. Così ho ripreso in mano la rubrica La fame vien leggendo e ho sperimentato un dolce che mi è saltato in mente, mentre leggevo il passo riportato qui sopra.
L'amica geniale narra la storia di due amiche, Elena Greco (detta Lenuccia o Lenù) e Raffaella Cerullo (detta Lina o Lila), dall'infanzia trascorsa in un rione povero di Napoli, fino alla vecchiaia. Inutile raccontarne la trama, le vicende, i personaggi, perché è piacevole scoprirli da soli, man mano che ci si addentra nella lettura.
I temi affrontati sono moltissimi e ci sarebbe da scrivere pagine e pagine, per ognuno di essi bisognerebbe soffermarsi, parlare per ore: ogni argomento è stato portato avanti con competenza e delicatezza dall'autrice, la quale, in mezzo alle emozioni più pure, ha dato molti spunti di riflessione, percorrendo un intero capitolo della storia italiana, confrontandosi con problemi sociali, culturali, politici, generazionali, relazionali, personali e psicologici.
Napoli, con il suo rione, povero e pieno di violenza, con la voglia di riscatto di alcuni e la rassegnazione di altri, con l'omertà di fronte alla Camorra, con la divisione tra chi vuole partire, andarsene, e chi invece rimane. Il rione è un coro, fatto di tante piccole voci che, rappresentate dai caratteri, dai pettegolezzi, da una quotidianità (apparentemente) di poco conto rispetto alla storia che avanza veloce fuori dal loro mondo, sono un quadro splendido della realtà vissuta dalle due amiche.
Il Sessantotto, gli anni della rivoluzione culturale, il femminismo, le libertà conquistate.
La maternità illustrata con tutte le sue difficoltà, dipinta per quel che è realmente e non infarcita dei luoghi comuni e dei tabù che nascondono la complessità che invece la caratterizza.
Il dolore, le perdite, i lutti.
L'amicizia. Ovviamente, l'amicizia. Quella vera, fatta di alti e bassi, di illusioni e disillusioni, di troppe parole o di troppi silenzi, di momenti felici trascorsi insieme e di momenti bui di distacco, separazione, litigio o semplicemente indifferenza.
L'amicizia di Lenù e Lila è di una forza sorprendente e trascina inesorabilmente tra le pagine, cattura e non permette di staccare gli occhi dal libro. Le due individualità si mescolano, si respingono, si cercano nuovamente, si influenzano a vicenda: in tutto il percorso che vede coinvolte le due amiche non si può fare a meno di appassionarsi al loro legame, ma non solo da un punto di vista strettamente pratico, legato alle avventure, ma anche da un punto di vista psicologico. Ogni riga della loro storia spinge alla riflessione, a interrogarsi sulle due personalità, prima singolarmente, dopo insieme e poi ancora singolarmente, sui loro caratteri, sul loro animo, su quanto riesci, tu lettore, a ritrovarti una volta nell'una e una volta nell'altra; e probabilmente è questa l'energia che mi ha catturata e infiammata, leggendo.
Uno degli aspetti psicologici che più mi ha incuriosita, e che tuttora mi fa pensare, è ciò che Lila, confidandosi con Lenù, definisce smarginatura: Lina è una persona molto dura, apparentemente forte, che cerca di far rientrare tutto all'interno di un perimetro ben definito, preciso, e vive in continuo affanno per mantenere quell'equilibrio, finché qualche evento più grande di lei rompe quel confine e fa fuoriuscire la sua più intima debolezza, come un flusso impossibile da trattenere. Tutto si smargina e perde senso ciò che fino a quel momento Lila ha creduto di essere. Elena, solo durante la vecchiaia, comprende (forse) perché la sua amica abbia provato per tutta la sua vita quell'emozione, quel dolore estremo: ovviamente non riporto la sua conclusione, ma ho deciso di rappresentare questo sentimento attraverso un piatto, perché l'ho trovato intenso, tremendo e affascinante.


Ho pensato a un dolce, con una corazza esterna solida e un cuore liquido, pronto a fuoriuscire alla prima scalfittura. Un dolce che si smargina a causa di un evento esterno, più forte di lui: ho quindi preparato un cuore di cioccolato fondente, ricoperto di noci, con un interno di crema inglese speziata e piccole meringhe, che, bagnato con una zuppetta di arance calda, si scioglie, perde i suoi margini ed è tutto uno sciogliersi di materie eterogenee, un confondersi e un rimescolarsi (cit. cfr. in alto).



UN DOLCE CHE SI SMARGINA: CUORE DI CIOCCOLATO FONDENTE E NOCI, CON CREMA INGLESE SPEZIATA, MERINGHETTE E ZUPPETTA CALDA ALL'ARANCIA

Ingredienti
per 4 persone
per la crema inglese:
2 tuorli d'uovo
30 g di zucchero
1,5 dl di latte fresco intero
1 stecca di cannella
1 chiodo di garofano
scorza di un'arancia siciliana
per le meringhette: 
50 g di albume
100 g di zucchero a velo
2 gocce di limone
per la copertura:
250 g di cioccolato fondente con il 60% di cacao
una decina di noci
per la zuppetta di arance:
la polpa di due arance siciliane
0,5 dl di acqua

Procedimento
Portare il latte ad ebollizione con le spezie e la buccia di arancia. Lasciar raffreddare in modo che il latte assorba tutto il sapore e il profumo degli ingredienti . Filtrare con un colino e riportare il latte ad ebollizione. Nel frattempo montare i tuorli con lo zucchero, finché il composto scrive. Versare il latte sui tuorli e mescolare. Rimettere il composto nel pentolino e riportare sul fuoco, cuocendo molto dolcemente, senza far bollire: la crema sarà pronta quando velerà il dorso di un cucchiaio (non deve superare gli 85° C). Far raffreddare velocemente, immergendo il pentolino in una ciotola con acqua e ghiaccio. Dopodiché coprire con pellicola alimentare e mettere in frigo.
Preparare le meringhe: versare gli albumi in un recipiente di acciaio con qualche goccia di limone. Montarli con una frusta elettrica: quando il volume sarà quadruplicato, aggiungere lo zucchero a velo, poco per volta continuando a sbattere. Montare finché il composto sarà ben fermo.
Disporre un foglio di carta da forno su una placca: con un sac à poche, formare delle meringhette dal diametro di mezzo centimetro e cuocerle in forno a 90° per un'ora. Con queste dosi ne verranno di più rispetto a quelle che servono per il dolce. Sfornare e raffreddare.
Mettere la crema inglese negli stampi di silicone e congelare.
Quando la crema si sarà appena addensata, mettere le meringhette sopra, come mostrato nell'immagine qui di fianco, e riporre in freezer, fino a completo congelamento.
Preparare la copertura di cioccolato.
Sgusciare e tritare finemente le noci.
Spezzettare 2/3 del cioccolato fondente e farlo sciogliere a bagno maria. Tagliare finemente il resto. Quando il cioccolato raggiunge la temperatura di 45° C, toglierlo dal fuoco e aggiungere il resto mescolando energicamente per raffreddare. Il cioccolato deve avere una temperatura di 29° C.
Togliere i cuori dagli stampi e glassarli con il cioccolato, molto bene, senza lasciare buchi (eventualmente, dopo colmare i piccoli buchini che potrebbero far uscire il cuore liquido). Appoggiarli su carta da forno e coprire con le noci tritate.
Lasciare in frigo almeno due ore prima di servire.
Preparare la zuppetta di arance: pelare le arance a vivo e metterle in un pentolino insieme all'acqua. Quando si saranno ammorbidite, frullarle con il minipimer.
Servire i cuori in un piatto fondo e, solo in tavola, versare la zuppetta calda di arance: il commensale vedrà sotto i suoi occhi la trasformazione, vedrà il dolce "smarginarsi" e potrà finalmente gustarlo.



L'amica geniale di Elena Ferrante, edizioni e/o:
Vol. 1: L'amica geniale, 2011, pp. 400
Vol. 2: Storia del nuovo cognome, 2012, pp. 480
Vol. 3: Storia di chi fugge e di chi resta, 2013, pp. 384
Vol. 4: Storia della bambina perduta, 2014, pp. 464


8 commenti:

  1. Bravissima Elisa .
    Una recensione che invoglia alla lettura e un dolce che racchiude perfettamente l ' idea della smarginatura.
    Mi piace questa rubrica , adesso mi aspetto il risultato delle nuove letture ;)
    Un abbraccio

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  2. bella la recensione ma anche il termine e la sua connotazione.credo proprio che il dessert sia un abbinamento perfetto, magari leggendo il libro vicino!

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    1. Grazie Lucia! Certo, il dolce va mangiato con il libro vicino!! :)

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  3. Ho letto tutta la quadrilogia e me ne sono innamorata!!! Bravissima!

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  4. No vabbè... tu sei di un altro mondo, ammettilo!!!

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