22 aprile 2014

The librarian post #9


***Attenzione anticipazioni sulla trama - spoiler***

Faccio outing: a dispetto di tutti quelli che “è una vergogna che gente come Fabio Volo scriva libri”, a me piace molto. Trovo che sia un personaggio brillante e, nonostante all’apparenza sembri soltanto un gigione, penso che sia molto intelligente e nient’affatto superficiale. Dei suoi libri ne avevo letto soltanto uno e l’avevo trovato davvero piacevole.
Il giorno di Pasqua mi sono trovata a leggere Le prime luci del mattino e devo dire che mi ha catturata talmente tanto che l’ho finito in una sera. E’ un libro che per la verità mi ha lasciato alcune perplessità e non riesco a decidere se mi sia piaciuto o no, eppure fin dalle prime pagine si intuiva che in questa storia c’era qualcosa di particolare e sono stata trascinata dalle parole, dalle frasi, dal racconto, quindi ho deciso di consigliarne comunque la lettura per la rubrica The librarian post, se non altro per spingervi a un confronto di opinioni con la sottoscritta :)
Il romanzo affronta una tematica che viene trattata in moltissimi libri e film, anche in troppi a dirla tutta, ma bene o male, sempre con intento moralizzante: una storia d’amore che non funziona più, una donna che capisce di non amare più suo marito e che ha bisogno di conoscere se stessa, di crescere interiormente per poter amare veramente, senza finzioni, lontana dai sogni infantili, dai piani prefissati da ragazza, per poter amare ed essere amata godendo delle emozioni dell’attimo, di quelle sensazioni che si è in grado di provare solo grazie a se stessi e non agli altri.
Spesso quando si parla di amori che finiscono e di tradimenti, si passa inevitabilmente da un, seppur sottile, giudizio, da quel percorso che mostra come i protagonisti siano soltanto usciti dalla retta via per poi comprendere cosa significhi davvero amare, avere una famiglia e fare sacrifici in funzione di una felicità superiore. Spesso queste storie sono accompagnate da un’indagine nella psicologia dei personaggi: uomini scapoli e farfalloni non perché amino star soli, ma perché hanno avuto qualche trauma -un padre che ha tradito la madre ed è scappato, una donna che l’ha fatto soffrire-, ma poi finalmente incontrano l’anima gemella e “mettono la testa a posto”; donne acide che non vogliono una famiglia perché non riescono a trovare il vero amore, poverine, e non perché semplicemente non abbiano intenzione di averne una; tradimenti spinti dal fatto che “la carne è debole” ma poi confessati, seguiti da autoflagellazioni e da un’inevitabile redenzione e riconciliazione.
In questo romanzo si intuisce che non sarà così, anche perché se si conosce un po’ l’autore, si sa quanto sia “libera” la sua visione in fatto di amore. Devo ammettere che nelle prime pagine ne ho dubitato leggermente, perché sembra proprio voler indagare nella psicologia della protagonista, alla ricerca di qualcosa che l’abbia indotta a sbagliare, ma ben presto si capisce che è lei, non l’autore, ad aver bisogno di spiegazioni, per la paura di essere giudicata dagli altri. Se l’inizio sembra essere banale, proprio in questo senso, non appena la donna decide di buttarsi in una via che non aveva mai pianificato nella sua vita, di provare a sbagliare per crescere, vien fuori la vera essenza di questo libro che si rivela sincero, in grado di raccontare i sentimenti e le passioni per quel che sono, senza stare troppo ad indagare sul perché e sul per come: se la protagonista si chiede continuamente cosa le sta succedendo, i fatti dimostrano al lettore -e a lei- che è inutile chiederselo e tanto vale vivere l’attimo. E’ un libro istintivo e, secondo me, molto femminile: Volo si mette dalla parte delle donne e le capisce così bene che spesso vien da chiedersi come sia possibile che quelle pagine siano state scritte da un uomo. E’ un romanzo che parla di sessualità senza mai cadere nella volgarità: si addentra nelle situazioni, le racconta per intero, incuriosisce, ma non esagera mai con i particolari, con parole esplicite.
I miei dubbi si possono riassumere sostanzialmente in due punti: da un lato il marito, dall’altro il finale.
Il marito è un personaggio così irritante che non può non generare nel lettore una forte empatia per la donna. Certo, non è così irreale che esistano uomini di questo tipo o, meglio, non è così irreale che la routine uccida una relazione al punto di non riuscire più a cogliere nessuno di quei pregi che avevano fatto sì che nascesse l’amore. Eppure mi è suonato così forzato, da farmi ricredere su quanto detto pocanzi: siamo sicuri che quest’uomo, presentato con tutti questi difetti, non sia descritto così per indurre il lettore a giustificare il tradimento? Non sono così certa di quel che affermo, però, perché la scrittura in forma di diario può anche indicare due altre possibili strade: è la donna che scrivendo di lui e dei suoi difetti cerca di giustificarsi, perché fondamentalmente si sente in colpa, oppure semplicemente nel suo flusso di pensieri fuoriesce solo quello che il suo stato d’animo, ormai inaridito e annoiato, percepisce di lui.
Quel che invece mi lascia sicuramente con l’amaro in bocca è il finale, estremamente forzato, che sembra voler mettere le cose a posto, a tutti i costi, come volesse dare il "contentino" a quei lettori che vogliono sempre il lieto fine a due, con l’incontro dell’anima gemella. Una conclusione del genere cancella l’idea che il lettore si è fatto del percorso di crescita interiore della donna, che è individuale e non di coppia: il lieto fine, se proprio vogliamo cercarlo, è tutto suo, corrisponde alla sua presa di coscienza, al raggiungimento di uno stadio in cui non serve l’altro per stare bene, ma soltanto se stessi. Insomma, quando la protagonista impara a conoscersi e compie delle scelte drastiche, è chiaro che, prima o poi, un uomo lo incontrerà di nuovo, ma non mi sembra così fondamentale raccontarlo ai fini di questa storia: perché scriverlo in due righe delle ultime pagine, come voler dire ai lettori “state tranquilli che prima o poi l’anima gemella arriva per tutti”? Se questo è il senso che Volo voleva dare al suo libro, allora mi devo rimangiare tutto quel che ho detto prima, ma la mia impressione è che abbia avuto timore di spingersi troppo in là e che quindi abbia cercato di catturare quel pubblico che ha bisogno di veder chiudere un ciclo, altrimenti si sente perduto. Per me la storia si sarebbe dovuta concludere a pagina 228.

Le prime luci del mattino / Fabio Volo

Lo potete trovare nelle seguenti biblioteche

17 aprile 2014

Biscotti XL di frolla all'olio e farina integrale, con confettura di susine


Dopo quasi un mese di assenza, mi riaffaccio timidamente nel mio povero blog tanto trascurato. Ci credete se vi dico che non so da dove ricominciare? :)
Allora iniziamo con una semplicissima ricetta di biscotti, tipo occhi di bue, ma grandi come delle crostatine, preparati con una frolla all'olio extravergine di oliva.
Avevo già testato la frolla all'olio, tempo fa, e nonostante fossi piuttosto scettica ne ero rimasta colpita, quindi ogni tanto, per variare un po', la ripropongo. Questa volta ho voluto esagerare in fatto di salubrità e, toh, ho usato anche la farina integrale!
Li ho poi farciti con una confettura di susine, fatta in casa, da mia zia.



Ingredienti
100 g di zucchero
100 ml di olio evo
1 uovo
200 g di farina integrale di grano tenero
confettura di susine
 
Procedimento
Mescolare lo zucchero con l'olio ed unirvi l'uovo. Dopo aver amalgamato bene il composto, aggiungere la farina e impastare finché si ottiene una pallina liscia e compatta. Ricoprire con pellicola e far riposare in frigo per 30 minuti. Stendere l'impasto su una spianatoia infarinata. Formare i biscotti con un coppapasta da 8 cm di diametro. Con un coppapasta più piccolo (6 cm di diametro) ricavare i bordi e adagiarli sui biscotti più grossi, facendo aderire bene i bordi. Procedere in questo modo finché si esaurisce l'impasto. Farcire ogni biscotto con qualche cucchiaino di confettura. Cuocere in forno preriscaldato a 180° per 20 minuti circa.