17 luglio 2014

INSALATA DA TIFFANY: perché #questoepiubello


Se in questi giorni avete bazzicato sui social network sicuramente qualcosa l'avrete intuito: dopo un susseguirsi di immagini di attori e film, di canzoni e citazioni di libri, il tutto condito dall'hashtag #questoepiubello, l'idea che forse questo gruppo di pazzi si stesse preparando al lancio del secondo libro dell'MTChallenge vi avrà sfiorati, no?
Finalmente il secondogenito dell'MTChallenge è nato e sappiate che è ancora più bello del primo!
Il tema è più estivo che mai: la sfida è quella di Leonardo, alias Cozzaman, che aveva proposto la Caesar Salad, a partire dalla quale noi ci eravamo sbizzarriti a più non posso in una serie di insalate in stile Belle Epoque, insatale che non fossero semplici contorni ma piatti a tutti gli effetti, degni di occupare un posto all'interno di un menu. Ecco perché "insalata da Tiffany" ed ecco perché nei set fotografici sono stati utilizzati oggetti che richiamano l'elenganza e la mondanità di quel periodo (Lalique, Baccarat, Buccellati, Wilson).


Anche questa volta, siamo di fronte a un libro corale, con tantissime ricette (41+53 insalate) e un bel numero di curiosità. La direttrice d'orchestra è sempre lei, l'immensa (e non lo dico per piaggeria, lo penso sul serio!) Alessandra Gennaro, la padrona di casa dell'MTChallenge. Le illustrazioni sono della bravissima Mai Esteve, che ha portato il suo preziosissimo contributo con una disponibilità e una capacità incredibili e noi che ci lavoriamo insieme ogni mese in redazione, lasciatemelo dire, non ci stupiamo di fronte alla contentezza di Alessandra, perché è davvero in gamba. Gli scatti sono di Paolo Picciotto, il bravissimo fotografo che ha lavorato per La cucina italiana, che lavora per La grande cucina e Pasticceria internazionale, che lavora per grandi chef, come Claudio Sadler, tanto per citarne uno. Infine c'è lui, l'editor migliore che potesse capitarci, colui che ha creduto nella follia della Gennaro, colui che ha creduto in questa community di pazzi e che continua a crederci: Fabrizio Fazzari (della casa editrice Sagep).
Devo ammettere che, se l'emozione per il primo era forte, quella per il secondo è ancora più grande: quella puntata dell'MTC mi aveva divertita tantissimo (senza contare che Leo aveva premiato la mia insalata!! :)), così come mi sono divertita a entrare nel "dietro le quinte" della realizzazione del libro. Poter dare una mano in cucina per preparare i piatti e portarli direttamente sul set del fotografo è stato a dir poco entusiasmante e per questo non finirò mai di ringraziare Alessandra: dal canto mio volevo soltanto aiutare, quando mi sono proposta, ma la cosa bella è che alla fine sono stata io a trarne vantaggio (e credo che anche le altre "aiutanti" la pensino come me ;)).
E poi ve l'abbiamo detto o no che #questoepiubello?



Ora che l'estate è finalmente (speriamo!) arrivata, non vi viene voglia di preparare soltanto piatti freschi?
Ecco, allora, se volete variare un po' sul tema e provare diversi tipi di insalate, più elaborate o più semplici, se volete curiosare tra i condimenti, le emulsioni, gli olii, gli aceti e i sali aromatici fatti in casa, correte a comprare Insalata da Tiffany!

Tra l'altro acquistando questo libro, farete anche del bene:

Acquistando una copia di Insalata da Tiffany, contribuirai alla creazione di borse di studio per i ragazzi di Piazza dei Mestieri (link: http://www.piazzadeimestieri.it/), un progetto rivolto ai giovani oggetto della dispersione scolastica e che si propone di insegnare loro gli antichi mestieri di un tempo, in uno spazio che ricrea l'atmosfera di una vecchia piazza, con le botteghe di una volta- dal ciabattino, al sarto, al mastro birraio e, ovviamente, anche al cuoco. La Piazza dei Mestieri si ispira dichiaratamente a ricreare il clima delle piazze di una volta, dove persone, arti e mestieri si incontravano e, con un processo di osmosi culturale, si trasferivano vicendevolmente conoscenze e abilità: la centralità del progetto è ovviamente rivolta ai ragazzi che trovano in questa Piazza un punto di aggregazione che fonde i contenuti educativi con uno sguardo positivo e fiducioso nei confronti della  realtà, derivato proprio dall’apprendimento al lavoro, dal modo di usare il proprio tempo libero alla valorizzazione dei propri talenti anche attraverso l’introduzione all’arte, alla musica e al gusto.



Informazioni sul libro:
Titolo: INSALATA DA TIFFANY
Pagine: 144
Costo: 18,00 euro
Codice ISBN: 978-88-6373-288-7
Casa editrice: SAGEP EDITORI - GENOVA
A cura di Alessandra Gennaro
Illustrazioni di Mai Esteve
Fotografie di Paolo Picciotto
Impaginazione di Barbara Ottonello
Direzione editoriale di Fabrizio Fazzari 



Per acquistare il libro:
- Sagep 
- Amazon 
- ibs

10 luglio 2014

Volevo scrivere di una torta fatta con gli avanzi e invece...

 
...invece mi trovo qui a scrivere di tutt'altro.
Qualche giorno fa mi sono imbattuta in un articolo, questo qui, scritto da una penna che spesso (non sempre, perché non leggo tutti i suoi pezzi, lo ammetto) mi piace. Questo articolo, a primo impatto, mi ha fatta sorridere: sì, insomma, come fanno sorridere quelle barzellette sui carabinieri che fan la caricatura ad alcuni appartenenti alla categoria. Ridi alla prima, ridi alla seconda (forse), ma poi quel tipo di umorismo ti viene a noia. Almeno a me le barzellette fan questo effetto. Questo articolo fa davvero sorridere, perché è una caricatura del food blogger ed è inutile prendersela e iniziare a sostenere che "no, non siamo tutti così". Inutile e ridicolo. Devo dire che, però, continuare a leggere i soliti luoghi comuni, travestiti da satira, a me procura la stessa reazione delle troppe barzellette sui carabinieri raccontate in una stessa sera: non rido più a crepapelle ma mi sforzo di farlo, per non offendere il barzellettiere di turno, che tutto sommato non mi è antipatico.
In ogni caso i luoghi comuni nascono, vivono, sopravvivono, si fanno sempre più spazio nella testa delle persone, così come ormai è scolpito nella pietra il cliché del critico gastronomico pagato per parlar bene di un locale.
Inutile dire che i luoghi comuni non piacciono a nessuno, soprattutto a chi ne è vittima, ma cosa fare per difendersi? Serve davvero rispondere alle accuse? Con molta probabilità chi scrive un certo tipo di articoli è consapevole del pregiudizio contenuto nelle sue parole e lo usa a proposito, in maniera provocatoria. Forse il vero preconcetto è ben piantato nella testa di chi propone le collaborazioni e di chi le accetta ed è da lì che dovrebbe essere estirpato.
Ieri mi è arrivata una proposta di collaborazione a dir poco vergognosa: ne arrivano continuamente, a dire la verità, e in genere rispondo che non sono interessata. Quando però a mandarle sono soggetti di una certa importanza, mi fermo a riflettere su quale sia il problema di fondo e la risposta purtroppo è sempre una sola: finché ci sarà chi accetta, arriveranno le richieste anche da quei soggetti che avrebbero le risorse per comportarsi diversamente.
Io sono una che non crede nella professione di food blogger, ho sempre sostenuto che un blog sia un hobby e in quanto tale non possa essere considerato un lavoro, tuttavia questo è vero soltanto se la produzione di articoli, foto e ricette rimane all'interno del proprio spazio: nel momento in cui un'azienda viene a conoscenza delle capacità di un blogger e gli propone un vero e proprio lavoro (perché sì, scrivere articoli per una testata giornalistica, con una cadenza regolare, mi pare possa considerarsi un lavoro), dovrebbe almeno aver la decenza di porsi su un piano professionale.
(Quella che segue è una conversazione fittizia, che immagino potrebbe scaturire se ognuna delle due parti si lasciasse andare a quel che pensa realmente)
"Sì ma lei non è nessuno, perché dovremmo pagarla? Non è una giornalista."
"Sono d'accordo, ma se non sono nessuno, perché mi ha interpellata? Perché non ha affidato il compito a un giornalista?"
"Si rende conto che questa collaborazione le porterà molta visibilità?"
Visibilità.
Ecco la parola magica.
Visibilità.
Perché offrono visibilità?
La offrono soltanto perché c'è chi la cerca!
E allora quel luogo comune da cui sono partita è vero ed è inutile e ridicolo prendersela con Visintin.
Il problema è culturale e purtroppo colpisce tutti i settori: perché i food blog dovrebbero esserne esenti? In Italia (ma forse in tutto il mondo) negli ultimi venti trent'anni la parola d'ordine è stata apparire.
Apparire in tv.
Apparire sui giornali.
Apparire sui social network.
Chi permette di apparire è un benefattore.
Chi vuole apparire è disposto a tutto ed è considerato un furbo se approfitta delle situazioni per arrivare.
Chi non vuole vendersi è considerato uno sciocco (e magari pure snob) perciò "peggio per lui".
Se poi aggiungiamo che, oggigiorno, tanti troppi vogliono pretendono l'eccellenza, la velocità e la qualità risparmiando, se non gratuitamente, non ne usciamo vivi.
Finché non cambia questo assetto culturale, le proposte vergognose continueranno ad arrivare, gli ingenui (o i "furbi") ci cascheranno, i professionisti (soprattutto dei settori creativi) ci rimetteranno e si faranno la guerra con le altre categorie, invece di comprendere che sarebbe utile fare rete per debellare i problemi da ognuna delle parti, cominciare a riunire il buono e camminare insieme verso un futuro migliore per tutti, professionisti o semplici appassionati.
 
 
Ora, però, la torta fatta di avanzi ve la beccate! :)

 
 
Ingredienti
2 uova medie
200 g di zucchero semolato
120 g di riso
80 g di fecola di patate
150 g di farina di mais
1 cucchiaino di bicarbonato
60 g di melone
140 g di anguria

Procedimento
Montare le uova con lo zucchero, finché si ottiene un composto spumoso. Aggiungere la polpa di melone e di anguria (già privata di buccia, filamenti e semi prima di essere pesata), precedentemente frullata. Amalgamare bene e aggiungere pian piano le farine, la fecola e il bicarbonato.
Versare il composto in uno stampo imburrato (io ho usato uno stampo in silicone) e cuocere in forno preriscaldato a 180° per 35-40 minuti.